Il Cairo: dai segreti di Tutankhamon all'obelisco sospeso del GEM.
Lo
scrigno della luce
(27 dicembre
2025)
Immersi nel frastuono dei clacson e sotto una coltre di smog e
sabbia che sembra soffocare le caotiche strade del Cairo, puntiamo verso Giza.
È lì che ci aspetta il nuovo Grand Egyptian Museum (GEM): un
colosso di pietra e vetro che si staglia come la più grande celebrazione al
mondo di un'unica, eterna civiltà.
D'altronde, come recita un proverbio arabo, l’uomo teme il tempo,
ma il tempo teme le Piramidi. L’Egitto sfida i millenni e, allo stesso modo, il
nuovo museo si misura sapientemente con il più noto sito archeologico al mondo.
Oltrepassato l’ingresso, si accede ad un ampio cortile che rivela
tutta la maestosità della struttura: un’architettura che definirei faraonica
per il suo sviluppo planimetrico. In questo spazio, lo sguardo viene rapito da
un bizzarro obelisco che sembra sospeso nel vuoto. Si tratta dell’Obelisco di
Ramses II, elemento centrale del piazzale antistante la facciata del museo. La
struttura si distingue per un'audace opera ingegneristica che sostiene il
monolite tramite quattro pilastri d’acciaio, consentendo ai visitatori di
passare sotto l'opera e osservarne i cartigli reali, di norma non visibili.
L'intero edificio appare come uno scrigno monumentale a forma di
cuneo sghembo, i cui lati minori sono orientati verso le piramidi di Cheope,
Chefren e Micerino. L'opera, dello studio irlandese Heneghan Peng Architects,
stabilisce così un dialogo con gli antichi mausolei senza sovrastarli,
sfruttando strategicamente il dislivello tra la quota della valle e la piana di
Giza.
Questa armonia decorativa emerge nel richiamo costante alla forma
triangolare: essa compare infatti sia nel pattern della facciata in alabastro —
modulata secondo il triangolo di Sierpiński, celebre frattale che si ripete su
scale diverse — sia nel volume piramidale aggettante in acciaio e vetro che
definisce l'ingresso principale.
La pianta dell’edificio richiama la forma di un ventaglio, simbolo
della cultura egizia e del delta del Nilo. I blocchi costruttivi si sviluppano
come le stecche della montatura su cui poggia il pavese, orientandosi lungo
assi visivi che puntano alle Piramidi, generando al contempo una scarpata
artificiale che si raccorda armoniosamente con l'altopiano roccioso.
Appena entrati, la monumentalità della grande hall a tutta altezza
lascia a bocca aperta: qui troneggia la statua colossale di Ramses II.
Questo spazio di connessione è pensato come un'agorà contemporanea, una piazza
coperta dove la scultura si riflette in una vasca d'acqua triangolare. Un
accorgimento, quest'ultimo, che mantiene la giusta distanza tra l'opera e la
folla di visitatori, spesso più attenti ai propri selfie che alla bellezza
dello spazio scenografico.
L’architettura della hall è stata letteralmente "costruita
intorno" alla statua che è stata posizionata prima che venissero
completati il tetto e le pareti. La luce zenitale colpisce il colosso in
momenti specifici della giornata, creando un effetto quasi mistico. Inoltre,
sulla facciata principale si trova un’apertura quadrata decorata con un sole
raggiante, simbolo della nascita, attraverso la quale il 21 febbraio, entrano i
raggi del sole che illuminano la statua del Faraone, così come accade ad Abu
Simbel.
All'interno della grande hall, l'inclinazione delle pareti
perimetrali rievoca la solennità volumetrica di una piramide. Questa superficie
continua è ritmata da volumi a sbalzo che interrompono la cortina muraria: si
tratta delle sale espositive, illuminate da una sequenza rigorosa di
specchiature a feritoia. A coronamento dello spazio, la copertura vetrata è
sorretta da un sistema di travi reticolari sfalsate, progettate per sezionare
la luce zenitale e proiettare scenografici accenti luminosi, simili a fasci di
luce teatrale. L'impiego di strutture reticolari nascoste nella copertura
permette di modellare la superficie come un susseguirsi di dune desertiche,
ritmate da setti tagliafuoco che rivelano la pianta a ventaglio dell'edificio.
Prima di dirigerci verso lo scalone monumentale, affiancato dalla scala mobile ascendente — percorso obbligato che dà inizio alla narrazione museale — attraversiamo l’intero atrio fino a uscire in un suggestivo cortile, opera di West 8. Quest'area è delimitata a sinistra da una scarpata digradante che si raccorda con l'altopiano di Giza, i cui volumi richiamano i gradoni della Piramide di Saqqara o le terre coltivate a terrazzamento.
Sulla destra si sviluppa invece un giardino diviso in due sezioni: la prima è ornata da una vasca di ninfee con palme retrostanti; la seconda ospita una lunga vasca d'acqua che percorre il cortile parallelamente alla facciata dell’edificio, costeggiata da una teoria di statue della dea Sekhmet. Quest'ultimo bacino richiama le fosse artificiali dei siti piramidali dove venivano fatte navigare le barche solari durante il rito funebre del Faraone.
Il disegno del cortile preannuncia così l'allestimento interno del
fabbricato, nato per ospitare la barca solare di Cheope: un reperto rinvenuto
quasi intatto e restaurato per facilitarne la comprensione e lo studio.
Dopo aver contemplato la barca solare, torniamo nella hall
del museo, catturati dal gioco di luci che la facciata principale proietta
all’interno. Qui, i triangoli in alabastro egiziano traslucido creano un
effetto mutevole: di giorno la struttura evoca una scogliera fossile emersa
dalla sabbia; al calar del sole, si trasforma in una lanterna magica vibrante
nel deserto.
Ci accingiamo quindi a intraprendere la “scalata verso
l’immortalità” lungo la Grande Scalinata. Più che un semplice collegamento
verticale, lo scalone è un percorso narrativo che attraversa i secoli — dal
700.000 a.C. al 394 d.C. — scandito dalla presenza monumentale di colossi in
pietra e reperti millenari.
Raggiunta la sommità, la prospettiva si espande: la vetrata
panoramica agisce come un dispositivo ottico che annulla i confini tra interno
ed esterno. In un unico abbraccio visivo, le sale del museo e la piana di Giza,
con le sue misteriose Piramidi, si fondono in un’unica, infinita galleria.
Ha così inizio l’itinerario espositivo. Le dodici gallerie,
distribuite su quattro grandi periodi storici, sono declinate secondo tre temi
cardine: società, regalità e credenze. Ogni allestimento è studiato su
misura, capace di adattarsi sapientemente alla natura dei reperti esposti.
Sebbene sia impossibile soffermarsi su ogni dettaglio,
l’equilibrio tra rigore scientifico e scenografia tecnologica è impeccabile.
Merita però una menzione speciale il “labirinto del re fanciullo”,
l’affascinante galleria dedicata al tesoro di Tutankhamon.
Se il resto del museo è un’esplosione di luce, la galleria
dedicata al “faraone bambino” è un esercizio di intimismo monumentale. Per la
prima volta, tutti i 5.000 pezzi del corredo funerario sono riuniti in un unico
percorso narrativo.
Lo spazio è meticolosamente progettato per simulare l’emozione
della scoperta: l'alternanza tra volumi ampi e ambienti più compressi e
preziosi crea una tensione emotiva che culmina davanti alla maschera d’oro. È
una processione silenziosa, dove l’architettura compie un passo indietro per
lasciare che siano i reperti a parlare.
Il mio consiglio è quello di lasciarvi trasportare dalla
narrazione millenaria di questa civiltà, tracciando però un vostro percorso
personale. Il giudizio complessivo è senz'altro positivo, sebbene l'opera si
configuri come uno strumento tanto necessario quanto controverso. Da un lato,
rappresenta la riaffermazione politica, economica e culturale dell’Egitto;
dall’altro, solleva interrogativi sull'integrazione di dinamiche tipicamente
occidentali come l'over-tourism, che richiederebbero una gestione più
consapevole.
In questo equilibrio sospeso tra celebrazione e consumo, il museo
smette di essere solo un contenitore di pietre. Diventa una soglia temporale
dove il deserto entra nelle sale e il respiro dei secoli si fa tangibile,
ricordandoci che l'architettura, nel suo stato più puro, non è che il tentativo
umano di dare una forma eterna al passaggio dell'ombra.
Alessandro
Cutelli
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Bellissimo 😍
RispondiEliminaIl tuo articolo è una piccola opera d’arte: riesce a trasformare l’architettura in racconto, lo spazio in emozione, la pietra in esperienza viva. La descrizione della hall non è solo precisa, è immersiva. Si percepisce la monumentalità, il silenzio sospeso, la meraviglia quasi infantile che si prova davanti al colosso di Ramses II.
RispondiEliminaHai saputo cogliere l’essenza del luogo: non un semplice edificio, ma un dialogo tra passato e presente, tra sacralità e quotidianità, tra la folla distratta e la potenza immobile della storia. L’immagine della statua che si riflette nella vasca triangolare è potentissima, così come il dettaglio della luce zenitale che trasforma il colosso in un’apparizione.
E poi quel riferimento al 21 febbraio, alla magia del sole che attraversa l’apertura decorata: un tocco narrativo che lega l’architettura contemporanea al rito millenario di Abu Simbel. È lì che si vede la sensibilità di chi non si limita a osservare, ma comprende, interpreta, restituisce.
In poche righe hai costruito un viaggio. E chi legge non può fare a meno di seguirti.
Wow 😍
RispondiEliminaBellissima la barca solare
RispondiEliminaA dir poco superlativo Alessandro! Come sempre riesci a emozionare chi legge, creando la perfetta congiuntura tra viaggio, cultura e architettura. Le tue descrizioni hanno il potere di far vivere ogni luogo con la stessa intensità e le stesse emozioni di chi l’ha visitato. Grazie!
RispondiEliminaUn altro articolo cesellato con passione e lucidità, che disvela le ragioni da cui nascono la bellezza estetica e lo spirito dei luoghi.
RispondiEliminaBenissimo, mi piacerebbe visitarlo un giorno❤️
RispondiEliminaStupendo, semplicemente stupendo! Ho una grande ammirazione per la civiltà Egizia, l'ho sempre considerata "magica" e misteriosa. Hai saputo cogliere con estrema attenzione ogni singolo dettaglio, soprattutto l'evento descritto analogo al "miracolo del Sole" è stato quasi come trovarsi lì in quella specifica circostanza, quasi come se fossi in quel determinato posto a rubare quell'enetgia mistica.
RispondiEliminaBravo Alessandro, davvero un'ottima recensione, come sempre aggiungerei.
Leggendo mi sembrava di essere li. Bellissimo resoconto!!
RispondiEliminaIl ritmo della descrizione è coinvolgente e il linguaggio riesce ad evocare immagini, spazi e atmosfere. Ogni passaggio è raccontato con naturalezza facendo emergere la grandezza del museo. L'articolo è chiaro, scorrevole ed accessibile a tutti. Alessandro non delude mai e riesce sempre ad emozionare e coinvolgere il lettore nelle esperienze vissute in prima persona.
RispondiEliminaFantastico! Complimenti!
RispondiEliminaLo farò leggere ai miei "geometri"in erba.
Che meraviglia Alessandro...mi sembrava di essere lì...
RispondiEliminaMeraviglioso il tuo scritto… è un viaggio nel viaggio… grazie❤️
RispondiEliminaChe bellezza quel luogo e il tuo modo di raccontarlo ! Grazie
RispondiEliminaNel leggere la tua condivisione ci si emoziona! Grazie
RispondiEliminaBravissimo Alessandro.. Creato e pubblicato qst articolo molto chiaro e interessante.. Credo che quel che hai visitato sia veramente importante e prezioso.. Porta con se secoli e secoli di storia cui oggi tramite le testimoni e nostre conoscenze si possono narrare.. Complimenti x il tuo articolo ben specifico..
RispondiEliminaCome sempre riesce a stregarti e portarti a vivere un esperienza descritta con grande maestria.
RispondiEliminaStraordinario racconto! 👏✨
RispondiEliminaCon le tue parole sei riuscito a trasmettere non solo la grandezza dei luoghi, ma anche l’anima profonda del Cairo, tra storia millenaria e visioni contemporanee. È un viaggio che va oltre la semplice descrizione e diventa esperienza condivisa. Complimenti per la passione e la sensibilità con cui sai raccontare il mondo! 🌍🏺
Straordinario racconto! 👏✨
RispondiEliminaRiesci trasmettere non solo la grandezza dei luoghi, ma anche l’anima profonda del Cairo, tra storia millenaria e visioni contemporanee. È un viaggio che va oltre la semplice descrizione e diventa esperienza condivisa. Complimenti per la passione e la sensibilità con cui sai raccontare il mondo! 🌍🏺
Un "viaggio nel viaggio" a dir poco stupendo! Riesci sempre a trasportare noi lettori fisicamente sul posto. Grazie per aver condiviso con noi questa tua maestosa esperienza.
RispondiElimina